Oltre il caso Moretti : necessaria una riforma per salvare la governance aziendale

di Antonio Mazzocchi - Il caso Moretti e la pronuncia della Cassazione hanno scoperchiato un vaso di Pandora : fino a che punto si estende la responsabilità penale dei vertici aziendali? Questa domanda tocca la sopravvivenza stessa del fare impresa in Italia . Ogni amministratore delegato è gravato da una pesante presunzione di colpa . Di fronte all’evento infausto , il sistema giudiziario risale la catena del comando fino al vertice supremo. Si esige dal manager un controllo totale: per essere esenti da colpa devono dimostrare l’impossibile, oppure provare un controllo macro-organizzativo impeccabile. Questo approccio trasforma la responsabilità penale in oggettiva, legata alla sola posizione di garanzia. Per uscire da questo vicolo cieco serve una riforma coordinata e coraggiosa, capace di far dialogare la sicurezza sul lavoro con il codice civile. Il punto di partenza è la revisione dell’articolo 16 del D.Lgs 81/2008 in combinato disposto con gli articoli 2049 e 2087 del codice civile. In primo luogo, va annullato lo “stop” giurisprudenziale alla delega scritta di funzioni . La delega non può essere un foglio di carta per scaricare colpe . Tuttavia , quando è strutturata, reale e dotata di autonomia di spesa, deve delimitare la responsabilità reale. Se il vertice delega la sicurezza a un soggetto qualificato, la responsabilità penale non può investire automaticamente l’AD per il solo fatto di occupare la poltrona più alta . Parallelamente, l’articolo 2087 c.c. va urgentemente modificato. L’obbligo di adottare ogni misura a tutela dei lavoratori non può tradursi in un dovere di vigilanza assoluto e onnisciente . La norma va ancorata a standard di esigibilità concreti e legati alla conformità ai modelli organizzativi . Va esclusa la colpa del manager che abbia predisposto un sistema di controllo macro-organizzativo idoneo. Infine , serve uno “Scudo Patrimoniale“ per gli Amministratori Delegati . Non si tratta di garantire l’impunità , ma di riequilibrare il rischio di impresa. L’eventuale danno patrimoniale derivante da violazioni organizzative deve essere posto a carico dell’ente e non del patrimonio personale dell’AD . Lo spostamento della sanzione economica sulla persona giuridica responsabilizza l’azienda , evitando di paralizzare l’iniziativa del manager che rischia il collasso finanziario personale per carenze sistemiche . Solo ridefinendo questi confini si potrà restituire serenità alla governance aziendale, garantendo una tutela reale della sicurezza.