L'eclissi del bene comune: perché oggi non sapremmo più scegliere un Giorgio La Pira

di Erder Mazzocchi - Giorgio La Pira, lo storico «sindaco santo» di Firenze, concepiva la città come una comunità viva dove nessuno doveva essere lasciato indietro. Una sua celebre frase sintetizza questa visione con disarmante chiarezza: «In una città un posto ci deve essere per tutti: un posto per pregare (la chiesa), un posto per amare (la casa), un posto per lavorare (l'officina), un posto per pensare (la scuola), un posto per guarire (l'ospedale)». Dietro queste parole non c'era solo utopia, ma una profonda cultura, un senso preciso della responsabilità e il dovere morale della verità. L'obiettivo primario della politica era, senza mezzi termini, il bene comune e la coesione sociale. Guardando al panorama politico contemporaneo, la sensazione di vuoto è vertiginosa. Quello spessore intellettuale e morale sembra essersi dissolto. La politica odierna ha ampiamente abdicato al suo compito pedagogico e progettuale, riducendosi a una perenne campagna elettorale in cui ogni stratagemma è lecito pur di racimolare qualche voto nell’immediato. Il pragmatismo etico di La Pira, capace di dialogare con i grandi della Terra e al contempo di difendere gli operai delle fabbriche fiorentine in crisi, appartiene a un'era geologica  distante e apparentemente irrecuperabile. La riflessione più amara e triste, tuttavia, non riguarda solo la classe dirigente, ma lo specchio in cui essa si riflette: la nostra società. Se oggi una figura del calibro di Giorgio La Pira si candidasse, difficilmente verrebbe compresa o votata. Viviamo in un tessuto sociale ed elettorale culturalmente desertificato, dove la complessità dei problemi viene rifiutata a favore di risposte semplicistiche e slogan d'impatto. La collettività appare ormai tristemente propensa a seguire l'ultimo affabulatore populista di turno, abile a cavalcare le paure e a promettere soluzioni illusorie. Abbiamo smarrito la capacità di riconoscere e premiare la competenza, la dotazione culturale e, soprattutto, l'onestà intellettuale. La Pira sapeva che la politica, quando parla ai cittadini elettori, ha come primo obbligo quello della verità. Oggi, in un'epoca dominata dalle fake news  e dal marketing politico, quella verità è diventata un lusso elettorale che nessuno sembra volersi più permettere.