ITALIA, UN PAESE INSICURO? I DATI E LA PAURA

di Domenico Galbiati - L’Italia è davvero un Paese insicuro, oppure la percezione dell’insicurezza è alimentata da una comunicazione politica e mediatica che tende a enfatizzare la paura? I dati appena richiamati da un’analisi di ieri dell’Eurispes pongono una domanda che merita attenzione: nel 2023, il tasso standardizzato di mortalità per omicidio in Italia era di 0,4 ogni 100.000 abitanti, contro una media europea di 0,7. Dal 1991, anno in cui si registrarono 1.916 omicidi, si è arrivati ai 327 del 2024, con una riduzione superiore all’80%. È soprattutto il crollo della violenza legata alla criminalità organizzata ad aver trasformato il quadro italiano. Un risultato ottenuto anche grazie al rafforzamento degli strumenti investigativi e giudiziari, al coordinamento delle indagini e alla capacità dello Stato di contrastare le organizzazioni mafiose. Non significa, tuttavia, che ogni forma di criminalità sia diminuita allo stesso modo: furti, degrado urbano e violenza contro le donne continuano a rappresentare problemi concreti, mentre le mafie possono sostituire la violenza eclatante con l’infiltrazione economica e la corruzione. Il dato più interessante riguarda però la distanza tra criminalità effettiva e insicurezza percepita. Come sottolinea l’analisi, la relazione tra mortalità per omicidio e percezione dell’insicurezza è debole e non significativa: territori con pochi omicidi possono essere caratterizzati da un’elevata paura della criminalità, e viceversa.È qui che si apre l’interrogativo politico. Se gli indicatori relativi ai delitti più gravi collocano l’Italia tra i Paesi europei con i risultati migliori, come si concilia questa realtà con il continuo ricorso ai decreti sicurezza? Si interviene sulle cause dei fenomeni, investendo nella prevenzione, nella formazione e nelle risorse delle forze dell’ordine, nel presidio del territorio e nella protezione delle vittime, oppure si preferisce rispondere alla paura con provvedimenti che offrono soprattutto una rappresentazione dell’azione di governo?La sicurezza è un diritto fondamentale e non può essere liquidata come una semplice percezione. Ma proprio per questo occorre distinguere i problemi reali dalla loro amplificazione. Viene da chiedersi se non risulti maggiormente facile, e più politicamente comodo, alimentare lo spettro dell’insicurezza che accendere la luce sulle sue cause e affrontarle con strumenti adeguati? È la domanda che i dati suggeriscono di porre alla politica: meno paura evocata, più capacità concreta di proteggere le persone.