I CITTADINI “CLIENTI” E LA TESSERA FEDELTA’ DELLO STATO SUPERMERCATO
di Antonio Mazzocchi - La nostra carta costituzionale è una delle più belle del mondo. Questo sostengono autorevoli costituzionalisti e giuristi di mezza Europa. Un riconoscimento assoluto della tutela dei diritti umani, dove gli articoli dal 13 al 21 disegnano l’identikit di un cittadino ideale: sovrano, pensante, intraprendente e protetto da ogni arbitrio. Peccato che, a sfogliare le pagine e a scorrere gli articoli della suprema carta, la maggior parte degli italiani sembri preferire il reparto "saldi di fine stagione", barattando la complessità della libertà con il comfort della passività. Prendiamo l’articolo 41, quello che tutela la libertà di iniziativa economica privata. Sulla carta siamo un popolo di poeti, santi e navigatori; nella realtà, il sogno proibito della stragrande maggioranza resta il mito intramontabile del posto fisso. La libertà di intraprendere, di rischiare e di creare innovazione fa paura. Meglio un qualcosa di sicuro, purché stipendiato mensilmente, che il brivido di essere liberi e responsabili del proprio destino economico. E che dire dell’articolo 21, la colonna portante della democrazia, la libertà di manifestazione del pensiero? Per esprimere un pensiero critico, bisognerebbe prima averlo formulato. Ma in un sistema scolastico che ha rinunciato da tempo a insinuare dubbi per insegnare a ragionare, il pensiero critico è diventato un lusso non richiesto. Nessuno vuole manifestare un’opinione fuori dal coro per paura di perdere il consenso della propria cerchia social o del proprio superiore. Il silenzio assenso è più comodo dell’essere in disaccordo. Anche la libertà religiosa tutelata dall’articolo 19 ha perso il suo slancio vitale. Non perché siamo diventati un paese di filosofi illuministi o di atei militanti, ma semplicemente perché non ce ne importa più nulla. Le chiese sono sempre più vuote, i luoghi di culto disertati dagli italiani. La spiritualità, qualunque essa sia, è stata sostituita da una sorta di cinismo sociale e da un pragmatismo piatto. La verità è che, in questo scenario, abbiamo smesso di sentirci ed essere cittadini liberi. Ci sentiamo, molto più banalmente, consumatori. Il rapporto con lo Stato e con la cosa pubblica è diventato una transazione commerciale. Il ragionamento è diventato: "Tu, Stato, mi dai o mi prometti un servizio; se sono soddisfatto ti pago il prezzo con il mio voto, altrimenti al prossimo giro cambio fornitore". In questo supermercato della politica, i partiti si sono prontamente adeguati. Non sono portatori di valori, di idee e di programmi, ma vere e proprie società commerciali che vendono slogan e promesse a breve termine. Sono aziende attente solo alla soddisfazione momentanea del "cliente", profilato tramite algoritmi e sondaggi quotidiani. La Costituzione ci voleva cittadini sovrani, liberi di pensare, rischiare e votare con coscienza. Noi abbiamo preferito ottenere una fidelity card, una tessera fedeltà, convinti che la libertà sia solo un'opzione di recesso nel contratto della nostra comodità. Eppure, proprio tra le crepe di questo grande ipermercato della politica, si muove qualcosa che sfugge alle strategie commerciali e agli algoritmi dei partiti-azienda. È una parte di questa nuova generazione che, quasi per istinto di sopravvivenza, sta iniziando a rifiutare il ruolo di semplice consumatore passivo. Se la scuola e le famiglie spesso falliscono nel dare loro gli strumenti del pensiero critico, molti giovani se li stanno prendendo da soli. Lo fanno riscoprendo l'articolo 17 e la libertà di riunione, tornando a riempire le piazze non per chiedere tutele assistenziali, ma per una voglia e una pretesa di futuro: la situazione climatica, la tutela dell’ambiente, i diritti civili universali, il lavoro e un'idea di benessere che non si misuri solo a colpi di PIL e di potere d’acquisto. A dispetto del cinismo dilagante, si sta affacciando una gioventù che non si accontenta degli slogan preconfezionati individuati sulla base di qualche algoritmo e di qualche sondaggio. Il bisogno di comunità che questi ragazzi esprimono è più vivo che mai e non riesce ad essere più intercettato dai vecchi partiti tradizionali. La speranza è che siano proprio loro, i figli di questa era iper-commerciale, a strappare la tessera fedeltà dello Stato-supermercato per riprendersi lo status di cittadini sovrani. Per dimostrare, finalmente, che la Costituzione non è un vecchio libro da tenere in bella mostra in una teca di un museo, ma una promessa che aspetta solo di essere mantenuta.