GIUSTIZIA ALLA DERIVA : Come la Costituzione difende il cittadino dai giochi della politica.
di Antonio Mazzocchi - Parlare di giustizia in Italia è ormai diventato impossibile senza finire nel mezzo di una rissa politica. Il dibattito pubblico è bloccato in un cortocircuito incomprensibile per coloro che, ogni giorno, chiedono solo che i tribunali funzionino in modo onesto, rapido e prevedibile. Da una parte c’è il governo, dall’altra l’opposizione alleata con i sindacati dei magistrati. In mezzo restiamo noi cittadini, con il rischio costante di finire stritolati negli ingranaggi della cosiddetta “malagiustizia”. La prima grande contraddizione arriva dalla maggioranza di governo. Da un lato, il centrodestra si professa “garantista”: vuole proteggere chi finisce sotto indagine e propone riforme importanti, come separare nettamente le carriere di chi accusa (il pubblico ministero) da chi giudica. Dall’altro lato, però, questo garantismo sembra valere solo a giorni alterni. Con i vari decreti sicurezza, infatti, il governo ha scelto una linea durissima, creando nuovi reati e aumentando le pene anche per le proteste pacifiche e i reati minori. È quello che gli esperti chiamano “garantismo selettivo”: si è morbidi con i colletti bianchi e durissimi con le tensioni sociali. Questo modo di fare rischia di trasformare il codice penale in uno strumento di propaganda elettorale, punendo la povertà o il dissenso anziché i veri pericoli. Dall’altra parte della barricata troviamo l’opposizione e l’Associazione Nazionale Magistrati. La loro parola d’ordine è “difendere l’equilibrio della democrazia”. Sostengono che toccare i magistrati significhi indebolire la legalità e aprire la porta al controllo della politica sui tribunali. Sebbene difendere l’indipendenza dei giudici sia fondamentale, questa trincera rischia di trasformarsi in una difesa a oltranza dei propri privilegi. Chiudendo gli occhi davanti ai problemi reali della magistratura – come il peso delle correnti interne, la solidarietà di corporazione e la quasi totale assenza di sanzioni per i troppi errori giudiziari che rovinano la vita a persone innocenti – l’opposizione finisce per difendere lo status quo, lasciando il cittadino privo di reali tutele. Come si esce da questa trappola? La risposta non si trova nei talk show, ma nella nostra Corte Costituzionale. È qui che risiede la vera giurisprudenza che protegge il cittadino comune, agendo come un arbitro imparziale. La Consulta non si cura dei sondaggi o delle tessere di partito: il suo unico compito è verificare che le leggi rispettino la Costituzione. Negli ultimi anni, i giudici costituzionali hanno ricordato alla politica due regole d’oro: le pene devono essere proporzionate alla gravità del fatto e il carcere deve servire a rieducare la persona, non a vendicarsi.Questa “Via della Costituzione” è l’unico vero scudo contro la malagiustizia. Quando un governo esagera scrivendo leggi ingiuste, o quando una Procura commette un abuso di potere, è la solidità dei nostri diritti costituzionali a salvarci. Un processo giusto non si ottiene inventando nuove pene per fare contenti gli elettori, né proteggendo i magistrati da qualsiasi critica. Si ottiene applicando la legge con equilibrio e umanità. Ed è proprio questa interpretazione dei giudici più alti a garantire che l’aula del tribunale resti il luogo dei fatti e della verità, e mai della lotta politica.