Cattolici e laici uniti per la Costituzione: l’appello a Mattarella per difendere la partecipazione e il pluralismo

di Antonio Mazzocchi - C’è un principio invisibile ma vitale che regge l’architettura della nostra Repubblica ed è la partecipazione. Per il pensiero sociale cattolico, la democrazia non è mai una mera procedura formale, né il semplice conteggio di una maggioranza : è lo spazio comune in cui ogni voce, specialmente la più piccola minoritaria, ha il diritto di cittadinanza e di proposta. Quando questo spazio viene recintato da cavilli burocratici ed espedienti normativi, ad essere ferita non è solo una parte politica, ma l’idea stessa di comunità civile impegnata per il bene comune. L’ultimo preoccupante segnale in questo senso arriva dalle recenti modifiche inserite nella riforma elettorale. Una norma passata quasi sotto silenzio nei palazzi della politica ma subito intercettata dai custodi della Costituzione, introduce limiti burocratici, di fatto, insormontabili per la raccolta di firme nei singoli collegi. L’aspetto più odioso del provvedimento risiede nella sua natura asimmetrica : queste forche caudine procedurali vengono imposte esclusivamente alle minoranze e alle nuove formazioni civiche che non godono di una rappresentanza parlamentare. Con un’unica, paradossale eccezione : il possesso di una presenza all’interno del Gruppo Misto, una scappatoia che sa di privilegio per pochi eletti e che costringe a logiche di palazzo pur di sopravvivere. . Siamo di fronte ad una palese violazione dell’articolo 49 della nostra Carta fondamentale ( spesso richiamato insieme al diritto al voto dell’art.48) il quale sancisce che tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere in modo democratico a determinare la politica nazionale. Concorrere significa partire con regole di gioco eque non subire sbarramenti amministrativi pensati per blindare l’esistente e soffocare il pluralismo sul nascere. Di fronte a questa deriva che trasforma la democrazia in un club per soli soci, si è sollevato un coro unanime di indignazione. Tantissime realtà associative, sia laiche sia di ispirazione cattolica, hanno scelto di non rimanere indifferenti. Movimenti ecclesiali, associazioni di impegno sociale e reti civiche hanno unito le proprie forze per lanciare un appello accorato e ufficiale al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Al Capo dello Stato, supremo garante dei valori costituzionali, si chiede un intervento autorevole e risolutivo. L’obbiettivo della mobilitazione è chiaro: invitare il Governo, nel cruciale e imminente passaggio della legge alla Camera dei Deputati, a fare un passo indietro. E’ urgente ripristinare regole giuste e inclusive, che consentano alle minoranze di partecipare alle competizioni elettorali, senza dover superare ostacoli burocratici surreali. Solo salvaguardando questi principi potremo dire di vivere in un Paese autenticamente ibero. La libertà di espressione e il pluralismo non sono concessioni del potere di turno, ma ossigeno della nostra democrazia. Il Parlamento ascolti questo sussulto della società civile e restituisca dignità alla partecipazione popolare.