Bambini invisibili e vuoti di legge : Le Case Famiglia oltre la cronaca
di Antonio Mazzocchi - Il sistema italiano di tutela dei minori attraversa una profonda emergenza. Non passa mese senza che la cronaca accenda i riflettori sui traumi che colpiscono i più piccoli . Le vicende di strutture sequestrate per maltrattamenti - dalle gravi accuse a Lecce sulle prestazioni imposte ai ragazzi, fino alle condanne per gli abusi a Rocca di Papa - scuotono periodicamente l’opinione pubblica . Più di recente, i media si sono occupati di Chieti o le sparizioni di adolescenti fuggite di notte da una Comunità abruzzese.
Questi fatti drammatici non devono però spingere verso una caccia alle streghe. Puntare il dito contro il settore è un errore . La stragrande maggioranza delle comunità educative lavora ogni giorno con immensa dedizione, compensando le carenze dello Stato . Il vero problema risiede nelle scoperte lacune della nostra legislazione. I Tribunali per minorenni si trovano legati da norme obsolete, che impediscono di intervenire tempestivamente di fronte alle inadempienze delle singole strutture . Non serve un clima di sospetto . E’ invece urgente varare una riforma strutturale basata sulle competenze e sulla collaborazione istituzionale ,
La prima grande proposta della riforma dovrebbe prevedere una svolta terapeutica : l’introduzione per legge del “Supervisore Clinico” . Questo professionista laureato o in psicologia o in psichiatria dovrà essere presente in ogni casa famiglia , senza compiti di gestione amministrativa . Il suo ruolo sarà esciusivamente incentrato sulla vigilanza della salute psicologica e sul benessere emotivo dei minori ospiti .Inoltre farà da fondamentale collegamento scientifico tra educatori interni, i servizi sociali e i giudici del Tribunale .
Troppo spesso gli educatori vengono lasciati soli a gestire situazioni di grave disagio emotivo estremo . Il Supervisore clinico garantirà che ogni percorso sia guidato da basi scientifiche solide, riducendo il rischio di isolamento di derive gestionali .
La seconda novità punta a modificare direttamente il Codice Civile . Si richiede di intervenire sull’articolo 330 del c.c. per inserire un principio fondamentale : la “Prossimità territoriale” delle strutture stabilite dal Tribunale . Salvo rari casi di assoluto pericolo , l’assegnazione del minorenne dovrà avvenire nella provincia di residenza di almeno di uno dei genitori. Mantenere il minore vicino alle proprie radici agevola gli incontri protetti e rende più efficienti i progetti di recupero della famiglia d’origine .
Questa proposta non nasce per punire, ma per valorizzare il lavoro di chi cura i minori più fragili . Il futuro dei nostri ragazzi non si tutela con una burocrazia rigida , ma attraverso una alleanza forte . Assistenti sociali, case famiglia e tribunali devono smettere di operare come compartimenti stagni . Devono invece trasformarsi in tre pilastri che collaborano attivamente in uno spirito di rispetto e fiducia reciproca . Solo ,offrendo regole chiare, controlli costanti e la certezza di non allontanare i figli dal territorio, potremo garantire ai giovani un percorso di crescita sicuro e sereno.