IL VANGELO SECONDO JUNCKER

di Cristina Del Tutto – L’ennesima riprova del fallimento del progetto europeo, sempre che ce ne fosse bisogno, questa volta arriva direttamente per bocca del presidente della Commissione Europea, il lussemburghese Jean-Claude Juncker, che mercoledì, intervenendo dinanzi al Parlamento europeo per riferire sullo stato dell’Europa, è riuscito soltanto a rinforzare il pensiero comune secondo cui coloro che oggi rappresentano le istituzioni europee dovrebbero dedicarsi ad altro mestiere. Un insuccesso talmente prevedibile da lasciare quasi completamente vuoti gli scranni degli eurodeputati, tanto che si contavano solo una trentina di presenti su 736 europarlamentari. Non a caso, la lunga arringa di Juncker, che ha parlato per oltre un’ora, è iniziata con un monito proprio nei confronti del Parlamento europeo che, ha detto, così com’è si ricopre di ridicolo, arrivando a minacciare di non partecipare a futuri dibattiti.

Cristina Del Tutto

Cristina Del Tutto

Jean-Claude Juncker è la rappresentazione esatta della persona che si pone sempre le domande sbagliate. Non gli è venuto in mente, infatti, che forse l’assenteismo di massa degli eurodeputati era un modo come un altro per manifestare il dissenso sulle politiche europee, che sempre meno vedono protagonista anche il Parlamento. Juncker non solo non si è posto questo dilemma ma davanti a decine di telecamere ha pubblicamente offeso l’istituzione che lo ha eletto, uniche interessate ad ascoltare la predica del presidente della Commissione, facendo passare gli europarlamentari alla stregua di nullafacenti buontemponi che ogni settimana vanno in gita turistica a Strasburgo per un paio di giorni a spese della collettività. Bene ha fatto il presidente dell’europarlamento Antonio Tajani, che suo malgrado doveva essere presente, a rimproverare lo sprovveduto Juncker intimandogli di abbassare i toni, dato che è il presidente della Commissione che deve riferire al Parlamento e non viceversa. Peraltro, al termine del suo intervento, è stato palese che il presidente della Commissione aveva predisposto il suo discorso col fine di potersi esibire davanti alle telecamere di mezzo mondo. Il “vangelo secondo Juncker” prevede un’Europa che estende i suoi confini fino ad arrivare alle porte della Turchia e della Russia. Ha elogiato Paesi come la Bulgaria, Romania e Croazia per il lavoro di questi anni, propedeutico per entrare a far parte dell’Unione. L’Europa che apre le braccia al mondo è la rappresentazione più meschina che si può dare ai cittadini in buona fede, dato che le mire dei politicanti europei sono quelle di estendere l’euro a tutto il Continente, mentre l’integrazione dei vari popoli è, invece, un’eventualità fortuita lasciata al fato. Un’operazione quindi economica priva di una visione d’insieme che tenga conto della vita degli individui. Il presidente lussemburghese, che è in carica dal 2014, ha voluto anche rassicurare sull’andamento europeo affermando che “il vento è tornato nelle vele dell’Europa”, dal momento che l’Unione è nel quinto anno consecutivo di ripresa economica, omettendo di dire che il vero problema è la distribuzione della crescita tra i diversi Paesi, e se il parametro è il benessere dei cittadini vuol dire che non ci siamo, a partire dall’Italia. A proposito del nostro Paese Juncker ha sentito il dovere di “rendere omaggio all’Italia” per la sua “generosità e perseveranza”. Perseveranza e generosità di chi? La generosità che gli italiani hanno imparato a conoscere è quella del governo che spende miliardi di euro per ospitare migliaia di africani di tutte le razze ed etnie che, per la gioia di essere approdati in un Paese libero e democratico, stuprano le nostre donne e preparano attentati, mentre la perseveranza si riesce a scorgere soltanto nella politica della sinistra che, nonostante la maggioranza degli italiani sia ormai contraria a questo tipo di immigrazione, continua nella sua politica di accoglienza indiscriminata. E, infatti, più che un omaggio, quello di Juncker suona più come uno scherno. Del resto l’Europa sulla questione immigrazione se ne è lavata le mani, mentre ci troviamo frontiere presidiate al confine con la Francia, l’Austria e la Svizzera, con Slovenia e Ungheria sul piede di guerra. Il presidente della Commissione, tuttavia, ha rivolto la sua attenzione alla “scandalosa” situazione dei migranti bloccati in Libia che vivono in condizioni inumane. Eppure l’Unione Europea è stata creata, alla fine de secondo conflitto mondiale, con una missione ben precisa: garantire la pace, la prosperità e la stabilità dei suoi popoli; superare le divisioni del continente; garantire la sicurezza dei suoi cittadini; favorire uno sviluppo economico e sociale il più equilibrato possibile; rispondere alle sfide della globalizzazione e preservare la diversità dei popoli europei. Alla fine del 2017 le divisioni del Continente non sono state superate, la prosperità dei popoli non si è mai realizzata, le diversità dei popoli europei sta praticamente scomparendo ad opera della Corte di Strasburgo, che maldestramente ritiene di poter cambiare le culture a suon di sentenze, facendo togliere il crocifisso nelle scuole italiane, costringendo gli Stati membri ad accettare immigrati che non hanno deciso di lasciare entrare in territorio europeo. Ad ogni modo, la parte dell’intervento di Juncker che desta maggiore preoccupazione riguarda la soluzione da lui prospettata per metter in condizioni le istituzioni europee di poter attuare i suoi programmi, a breve e lungo periodo. A partire dalla costituzione di un’unione europea della Difesa, dalla trasformazione del Meccanismo europeo di Stabilità in un Fondo monetario europeo con l’istituzione di un ministro delle Finanze europeo, alle liste transnazionali per l’elezione del Parlamento e, per finire, all’eliminazione del vincolo dell’unanimità partendo da materie come il bilancio comunitario, la politica estera e la difesa, le materie sociali e ambientali, la cooperazione giudiziaria in materia di diritto di famiglia e le cooperazioni rafforzate. Lo scopo, dice, sarebbe quello di rendere più rapido il processo decisionale. Se le predizioni del Presidente della Commissione europea sono un’anticipazione di ciò che l’Europa diventerà, il Dominus farà diventare desueto il nostro Parlamento. A quel punto del Vecchio Continente rimarranno solo i confini delle terre emerse, e forse rimpiangeremo il bunga bunga di Silvio Berlusconi, i simpatici bonus di Matteo Renzi e persino Laura Boldrini Presidente della Camera. In pratica meglio uno Stato nazionale e sovrano con una propria identità che un’informe massa di un Continente diventato un contenitore vuoto.

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