SUL VESUVIO LO STATO RESTA A GUARDARE

di Vincenzo Santonicola – «I roghi del Vesuvio non c’entrano niente con la terra dei fuochi. Nessun incendio sul Vesuvio è dovuto ai rifiuti». Lo dice l’assessore regionale all’Ambiente e vicepresidente della Regione Campania Fulvio Bonavitacola mentre i roghi, che da una settimana divorano il vulcano, lambiscono le discariche e le zone di Terzigno e Boscoreale. Una cosa simile accadeva pochi giorni fa sul versante ercolanese del Vesuvio, dove sono presenti altre discariche spesso sotto la lente di ingrandimento degli organi di Polizia.

«Questa situazione è pericolosissima perché in queste discariche hanno versato di tutto» spiega Franco Matrone, della rete Comitati Vesuviani mentre dà indicazioni ad un volontario che cerca di spegnere le fiamme della bellissima pineta che si arrampica sul vulcano. «In questa discarica viene prodotto biogas e chissà quanti veleni ci sono. Andavano fatti i controlli, andava fatta la prevenzione, come chiediamo da tempo e invece alcune istituzioni per troppo tempo si sono girate dall’altra parte».
Vincenzo Capasso, leader dell’associazione« Let’s Do It» era salito insieme ad altri volontari in quelle pinete per fare pulizia. «Purtroppo sul Vesuvio, oltre a quelle ufficiali, ci sono tante mini discariche, luoghi in cui vengono sversati rifiuti della piccola industria. E anche salendo verso il vulcano, lungo tutte le strade, è pieno di rifiuti, alcuni anche dati alle fiamme. Mercoledì ci sono stati 8 inneschi e questo ci fa capire che dietro c’è una strategia, ma il Vesuvio brucia ormai da tanti giorni e spesso ad essere appiccati sono proprio i rifiuti, con meccanismi che sanno di macabro. Animali, tipo gatti o cani cosparsi di alcool o benzina e dati alle fiamme, i quali nello scappare fanno da miccia a vari focolai ».
L’assessore Bonavitacola però di rifiuti non vuol sentirne parlare. «Nessuna terra dei fuochi, non cominciamo con questa litania. Nessun incendio sul Vesuvio è dipeso dai rifiuti». Eppure i rifiuti bruciati ci sono, ma l’assessore è convinto della sua tesi. Purtroppo le immagini raccontano di roghi di rifiuti ai lati delle strade e di una natura irrimediabilmente distrutta. Mentre ci incamminiamo nella riserva naturale la terra bolle sotto le scarpe, i fumi consegnano alla vista un panorama spettrale e doloroso. «Quanta gente che aveva investito con il volontariato o con il proprio lavoro su questo meraviglioso vulcano ora si trova senza più nulla , ho come l’impressione che è stato fatto tutto per nulla e che l’interesse da salvaguardare alla fine non sia mai quello del territorio. Chi ci guadagna in tutto questo? Secondo me abbiamo perso tutti».
Perché il Vesuvio brucia? Provo a spiegarlo qui.
Il Parco Nazionale del Vesuvio contende pendici alle discariche abusive, metro per metro, centimetro per centimetro in una lotta che con gli incendi è già persa. Ciò che brucia diventa discarica abusiva e le discariche sono gestite dalle organizzazioni criminali. Altrove si appicca il fuoco anche per un altro motivo: i terreni che potrebbero essere destinati a edilizia, se arsi, restano bloccati per 15 anni. Ed ecco l’ennesimo ricatto: o paghi le organizzazioni criminali per le aree edificabili oppure arrivano le fiamme a bloccare le concessioni edilizie. Il fuoco è un capitolo fondamentale per le organizzazioni criminali nel nostro Paese e il fuoco sul Vesuvio è come la Sicilia che brucia, come i roghi sulle colline di Caserta, come le montagne verdi del Cilento in fiamme. È finito il tempo in cui potevamo chiamare piromane chi appiccava il fuoco. È finito il tempo delle balle. Basta con l’incapacità della politica di far fronte alle emergenze e basta con l’inconsapevolezza del Paese che non riesce a capire chi c’è davvero dietro questi disastri.

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