RECUPERARE IL PASSATO PER GUADAGNARE L’AVVENIRE

di Gennaro Malgieri -Il centrodestra ed il centrosinistra, variamente e confusamente declinati, dimostrano ancora di avere una non trascurabile vitalità elettorale (quella politica è un’altra cosa). Non certo per loro merito quanto per demerito del Movimento Cinque Stelle che ad un anno dalla conquista di città come Torino e Roma è riuscito nella rara impresa di disperdere un patrimonio di consensi e di credibilità (se mai l’ha avuto) concretizzatosi nel flop amministrativo, primo passo, si spera, verso la discesa nella palude dell’irrilevanza. Evidentemente gli stessi elettori che alle politiche del 2013 avevano copiosamente suffragato i grillini si sono resi conto della loro inconsistenza ed incapacità sia a governarsi (ricordate le contumelie, le scissioni, le scomuniche dei dissidenti, le carte da bollo volate tra fazioni?) che a governare i comuni conquistati nella sorpresa generale (anche qui non per meriti, ma per demeriti degli avversari: scandalosa su tutte la gestione delle candidature del centrodestra nella Capitale che oggi paga a caro prezzo le sciagurate scelte compiute sulla pelle dei cittadini).

Gennaro Malgieri

Gennaro Malgieri

Insomma, davanti al risultato amministrativo, per quanto probante fino ad un certo punto caratterizzato com’è stato dalla presenza di innumerevoli liste civiche che denotano una disaffezione verso i partiti che dovrebbe preoccupare non poco, il rilevo che nei centri maggiori le aggregazioni tradizionali hanno avuto non può lasciare indifferenti gli interessati ed i cittadini. Sono soprattutto i primi, ovviamente, a dover trarre le doverose conclusioni senza sbattere in faccia la porta a chi, nonostante tutto, ha ritenuto di dare ancora una volta, immeritatamente (ma Grillo lo avrebbe meritato di meno: come siamo ridotti!) fiducia nella speranza che non butti a mare l’occasione in vista delle elezioni politiche ormai verosimilmente tra un anno, dopo il fallimento della legge elettorale.
Centrodestra e centrosinistra, se riescono a trovare un quadro organico di alleanze fondato su progetti riconoscibili e contenuti concreti, possono competere per il governo del Paese senza immaginare scorciatoie che favoriscano intese post-elettorali, vale a dire “inciuci” e gherminelle a danno della volontà popolare limpidamente espressa. A tal fine dovrebbero attrezzarsi in Parlamento ad isolare il M5S e a mettere su una legge che favorisca le aggregazioni tra forze politiche e garantisca un solido (ma non debordante) premio di maggioranza alla coalizione vincente. A tal fine – ed il discorso vale soprattutto per Forza Italia dove i dissapori non mancano e l’insofferenza verso Berlusconi è crescente – è necessario abbandonare la tentazione proporzionale per tornare a quel sia pur pallido maggioritario che aveva in qualche mondo garantito una certa stabilità offrendo agli elettori la possibilità di scegliersi se non proprio i governi (come sarebbe giusto) quantomeno chi dovrebbe formarli. Con un’avvertenza: se proprio ci si vuole suicidare politicamente si ripropongano i cosiddetti “nominati”, le liste bloccate, insomma il potere degli oligarchi nella formazione delle liste ed allora si avrà la certezza di consegnare l’Italia a Grillo o a chi per lui.
L’ avvertimento vale soprattutto per quella parte del centrodestra che non ne vuol sapere di cambiare registro dopo aver osservato impotente il disfacimento della più grande coalizione politica che si sia formata nel nostro Paese, capace, come abbiamo sperimento, di afferrare consensi, ma non di governare efficacemente grazie a logiche che non vorremmo più veder praticate. Fare gli schizzinosi, in altri termini, come mostra Forza Italia (ripetiamo: non tutte le sue componenti; la ragionevolezza di alcuni, a cominciare dal governatore della Liguria Toti, per esempio, dovrebbe mitigare le pretese di alcuni che si sentono da venticinque anni depositari di non sappiamo quale “verbo”), non è un buon segnale. E’ tempo che il centrodestra si ritrovi non come un’armata Brancaleone – spezzoni di scissionisti che si riabbracciano guardandosi in cagnesco o di “asfaltati” dall’azionista di maggioranza che vengono magnanimamente salvati dall’oblio politico – guidata come sempre da Berlusconi che anche negli ultimi tempi non sembra abbia brillato per lungimiranza politica, ma solo per per la smania di giocarsi con l’avversario naturale una partita alla quale l’elettorato di centrodestra non può che essere estraneo.
Se non si riuscirà nel poco tempo a disposizione a comprimere gli egoismi di parte e a far emergere l’interesse comune ad avere un soggetto politico-elettorale competitivo e dunque votabile, ciò che rimane del centrodestra e delle sue possibili componenti verrà ridotto in polvere dal centrosinistra che, per quanto diviso, è maggiormente attrezzato alla ricomposizione di un partito-coalizione. La spinta che è stata data dagli elettori ad un sostanziale ritorno al passato che si configura come “ritorno al futuro”, vale a dire a ciò che poteva essere e non è stato, è l’ultimo monito alle forze politiche perché innanzitutto si ripensino come motori dell’iniziativa politica e con serietà tanto per se stesse quanto per i destini del Paese, si diano profili che agli elettori risultino comprensibili. A cominciare dalla difesa della politica stessa, smettendola di rincorrere l’antipolitica perseguita da poteri non “eleggibili” che hanno trovato nei grillini i docili strumenti per sfasciare il sistema.
Il popolo spesso si dimostra più saggio ed avvertito dei suoi rappresentanti. In questa occasione – la felice concomitanza del fallimento del pasticcio elettorale che si stava per varare ed il declino nella consultazione amministrativa dei pentastellati è un buon segno – centrodestra e centrosinistra dovrebbero, insomma, riprendere a percorrere strade politiche parallele al fine di offrire ai cittadini la prospettiva di quella democrazia dell’alternanza che verso la metà degli anni Novanta sembrava entrata a far parte del patrimonio dei partiti oltre che della sensibilità comune. Per guadagnare l’avvenire, è proprio vero che talvolta c’è bisogno di recuperare il passato. Se ne convincano Renzi e Berlusconi.

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