NEL NOME DEI “PADRI”

di Cristina Del Tutto – Il mondo sta cambiando in fretta. Purtroppo, però, sta andando nella direzione sbagliata. Almeno per chi ancora crede che una famiglia può dirsi tale solo quando è composta da un padre e da una madre che, insieme, crescono i propri figli.

Cristina Del Tutto

Cristina Del Tutto

Ma attenzione, perché nella società Occidentale che permette di fare tutto ciò che è immaginabile fare, stiamo diventando una minoranza. In questo contesto multi culturale i valori etici e morali sono considerati alla stregua di una barriera che ostacola l’evoluzione umana e l’integrazione tra i popoli. Non solo, questa “minoranza” che ancora crede nell’ordine naturale delle cose e alla quale si rimprovera di essere troppo attaccata alla tradizione, finisce per essere irrisa quando si tratta di cittadini italiani. E la colpa ovviamente è della cattiva influenza della Chiesa cattolica, che ancora riesce a manipolare la mente degli italiani superstiziosi e ignoranti. Non a caso, in questo contesto socio politico la religione e la spiritualità oramai afferiscono soltanto alla sfera privata dell’individuo. Ho fatto questa premessa per introdurre il tema del giorno, che riguarda le adozioni gay. Due sentenze emesse da due diversi Tribunali italiani (quello di Trento e quello di Firenze), infatti, in quindici giorni hanno rivoluzionato i capisaldi della genitorialità nel nostro ordinamento giuridico. Il Tribunale di Trento con ordinanza del 23 febbraio 2017, nell’ambito di una coppia gay ha riconosciuto lo status di genitore anche all’uomo che non ha un legame biologico e genetico con i due gemelli oggetto del contendere. Sulla stessa linea il Tribunale di Firenze che, solo pochi giorni fa, ha disposto la trascrizione di un certificato di adozione emesso dalla Corte Brittanica, che dispone l’adozione di due fratellini a due uomini che non hanno nessun legame biologico con i bambini. In conseguenza di questa decisione, i due papà italiani risultano essere anche in Italia i legittimi genitori dei minori. Decisioni argomentate dagli organi giudicanti in questo modo. Nel caso del Tribunale di Trento il giudice ha deciso di convalidare il certificato di nascita straniero poiché ha escluso “che nel nostro ordinamento vi sia un modello di genitorialità esclusivamente fondato sul legame biologico fra il genitore e il nato”. Nel caso del Tribunale di Firenze, invece, il giudice ha riconosciuto che “si trattava di una vera e propria famiglia e di un rapporto di filiazione in piena regola che come tale va pienamente tutelato nell’interesse superiore del minore”. Detto, va tenuta presente anche la sentenza della Cassazione emessa nel settembre del 2016, che ha riconosciuto valido anche in Italia il certificato di nascita di un bambino spagnolo che ha due mamme: quella spagnola che lo aveva partorito, e quella italiana che ha donato gli ovuli.
Anche secondo la Cassazione, infatti, “l’interesse del minore ad avere entrambi i genitori” ha prevalso su qualsiasi altra questione di diritto. Abbiamo diversi spunti di riflessione. Il primo riguarda la legittimità dei Tribunali italiani ad interpretare le leggi fino a creare una nuova fattispecie di diritto. E’ evidente che ad alcuni giudici sia sfuggito di mano il principio secondo cui “nell’applicare la legge non si può ad essa attribuire altro senso che quello fatto palese dal significato proprio delle parole secondo la connessione di esse, e (soprattutto) dalla intenzione del legislatore”. E il legislatore ha volontariamente evitato di inserire la questione delle adozioni gay nella legge sulle unioni civili, proprio perché non erano maturi i tempi per aprire anche a questa possibilità. Possiamo fare qualche ipotesi per spiegare come possono avvenire certi abusi. Da una parte abbiamo l’evidente debolezza del Parlamento, che induce la magistratura ha travalicare le sue prerogative; dall’altra potremmo trovarci di fronte ad un escamotage del legislatore che decide di non prendersi la responsabilità di legiferare su alcune tematiche e chiude volontariamente un occhio su alcune decisioni dei giudici che, di fatto, modificano il diritto anche in mancanza di una puntuale modifica normativa. Detto questo, dobbiamo affrontare un’altra questione: quella dell’incidenza delle scelte di altri Stati nel nostro ordinamento. La questione è sempre la stessa. Una coppia gay composta da cittadini italiani, o almeno uno di essi, decide di utilizzare la legislazione permissiva di alcuni Stati stranieri, europei e d’oltreoceano, per vedersi riconosciuta la maternità o la paternità di un bambino. La seconda fase è quella di chiedere il riconoscimento di un atto emesso da un Tribunale straniero in Italia, superando in questo modo i principi stabiliti dal diritto di famiglia vigenti nel nostro Paese. Ciò è possibile in quanto i vincoli europei e i Trattati internazionali non sono tesi ad eliminare soltanto le barriere fisiche tra i diversi Stati, ma si prefiggono di annullare le differenze culturali ed etiche tra gli stessi, al fine di imporne una soltanto. A far da padroni in questa situazione sono ovviamente quei Paesi per i quali il diritto del singolo individuo all’autodeterminazione è superiore a qualsiasi altro interesse. Ci troviamo quindi accerchiati da Stati che hanno riconosciuto il diritto delle coppie gay ad adottare bambini, così come quello di alcune donne di procreare figli a pagamento mediante la maternità surrogata, o il diritto di morire a chiunque abbia almeno diecimila euro da spendere per porre fine alla propria esistenza. Se questo è il pegno da pagare per costruire l’Unione europea dei popoli uniti, sarebbe doveroso a questo punto tirare il freno a mano. La nascita dell’Europa aveva lo scopo di garantire la pace nel Continente dopo le disastrose esperienze dei conflitti mondiali. Successivamente è nata l’esigenza di dotarsi di trattati economici per potersi confrontare con le grandi potenze internazionali: Stati Uniti d’America da una parte, Russia e Cina dall’altra. A tale scopo è nata la moneta unica europea. Il livello successivo, quello dell’appiattimento dei valori etici e morali, è stato possibile nel momento in cui abbiamo concesso alla Corte di Giustizia di Lussemburgo l’autorità di garantire che il diritto dell’UE venisse interpretato e applicato allo stesso modo in ogni Paese membro. Ed è quest’interpretazione del diritto che sta rendendo vano ogni tentativo di mantenere alcuni divieti che la morale della maggior parte dei cittadini italiani, ma non solo, ritiene non discutibili. E tra una legge che allarga le maglie dei diritti contro un’altra che impone alcuni vincoli, prevale quella a maglie larghe. Ecco perché se non si interverrà in tempi relativamente brevi l’Europa diventerà uno Stato unico, ma senza un’anima. Senza un’identità specifica. Molti Stati membri stanno mettendo in discussione la scelta della moneta unica, e la Brexit è una diretta conseguenza del fallimento di questo progetto. Con la stessa determinazione dovremmo cominciare a mettere in discussione l’idea della costruzione di un Continente senza un’identica morale, che ci sta portando alla deriva nichilista dei diritti umani, alla desacralizzazione della vita. Il prossimo 25 marzo i Capi di Stato e di Governo della UE si sono dati appuntamento a Roma per celebrare i 60 anni dalla firma dei Trattati di Roma, occasione in cui verranno ridiscussi alcuni parametri che serviranno a mantenere in vita questo precario modello europeo. Si parla di un’Europa a diverse velocità, ma non un accenno al livellamento dei diritti che sta annullando la storia e le tradizioni dei diversi popoli. Di certo non possiamo aspettarci dallo stesso Governo che ha voluto la legge sulle unioni civili, un impegno per salvaguardare i valori della famiglia nella loro accezione più classica. Non si tratta di una battaglia cattolica, ma coinvolge tutti coloro che ritengono che il diritto naturale non vada sovvertito. Quando il diritto diviene una pretesa e non una libertà, il futuro della società diventa precario. Quando la famiglia formata da un uomo, da una donna e dai loro figli è messa in discussione, vuol dire che le fondamenta della società sono già state intaccate. E se per preservare questi principi di vita che fanno parte della storia del nostro popolo occorre andare nella direzione opposta a quella europea, probabilmente l’ipotesi di un ritorno ai confini nazionali potrebbe non essere un problema, ma un’occasione da cogliere.

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