LO STATO ASSENTE

di Davide Pezza –  I cittadini ormai stufi di questa negligenza da parte dello stato nel difendere i loro diritti, si sentono persi , privi di ogni dignità di vivere sereni e sicuri. Non a caso un noto pubblico ministero Carlo Nordio, va controcorrente e chiede di cambiare le norme sulla legittima difesa: “Chi si difende dal reato non merita di essere indagato”. Fino a che punto lo Stato ha diritto di punire il cittadino che reagisce ad un reato che lo Stato stesso non è stato in grado di prevenire? È ciò che si chiede il pm di Venezia Carlo Nordio, ribaltando il tema sul diritto alla legittima difesa. Intervistato dal Corriere del Veneto, il magistrato spiega che chi si difende da un reato non merita di essere indagato. In sostanza la teoria di Nordio dice che chi spara a un bandito per difendersi non dovrebbe essere indagato per omicidio.

Carlo Nordio

Carlo Nordio


Da queste dichiarazioni è difficile rimanere distanti, e contrariati, ma c’è sempre quella linea rossa che divide la difesa del proprio nucleo abitativo fino al puro divertimento di uccidere.
Purtroppo siamo arrivati a questo punto perché lo stato, rimane a guardare, inerte e gli Italiani sono stufi di sentirsi minacciati nelle proprie abitazioni. Il cittadino ha la netta sensazione che in questo momento ci sia maggiore protezione nei confronti dell’aggressore rispetto all’aggredito.
In questo momento lo stato dimostra di non essere in grado di proteggere il cittadino che reagisce con lo stato d’animo di un soggetto aggredito. Occorre venga ristabilito un grandissimo equilibrio, proprio da quella magistratura che deve valutare i casi: la vittima, dopo aver subito un danno in casa propria, ha bisogno di un messaggio di protezione dalla legge. Un messaggio che oggi è scemato, la palla oggi deve passare al Parlamento che dovrà contribuire a riequilibrare la situazione e fare in modo che il cittadino torni ad avere fiducia nella giustizia”.
La domanda viene spontanea: come recuperare la fiducia nella giustizia? Secondo il Procuratore della Repubblica di Cuneo Francesca Nanni bisogna “concentrarsi in primis sul lavoro, cercare di applicare le norme che ci sono e le risorse a disposizione, sentirsi al servizio dei cittadini. Il nostro paese soffre di una terribile mancanza di effetività della pena: si è diffusa nella criminalità la sensazione di poterla farla franca, rimanere sostanzialmente impuniti. Questo ha fatto sì che si concentrassero in Italia e, in alcune zone in particolare, una serie di fenomeni criminosi. Quello dei furti e delle rapine in casa è un reato odioso, sia per i danni economici ma, soprattutto, per i risvolti psicologici a carico delle vittime: è importante, per questo, sottolineare la gravità di questi crimini e garantire l’esecuzione penale, la parte finale, dopo la condanna, che stabilisce effettivamente per quanto tempo il colpevole dovrà restare in carcere”. Un paese in cui la magistratura e la politica mettono in condizione il popolo di doversi difendere da solo contro aggressioni e rapine, è un paese il cui profondo squilibrio tra i poteri è a rischio implosione. In Italia, a differenza di altri paesi europei come la Francia e la Germania, manca una legge sulla legittima difesa, anche se la nostra Costituzione garantisce l’inviolabilità del domicilio all’articolo 14, al punto che neanche le perquisizioni e le ispezioni possono essere eseguite se non rispettando le modalità che la legge prevede nel rispetto della persona: “Il domicilio è inviolabile”
Torneremo al Far West, oppure lo Stato e la Magistratura metteranno riparo a quanto sta accadendo? Solo il tempo saprà darci risposta.

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