LA VERITA’ SUI VACCINI

di Davide Pezza – Una domanda che molti in questo periodo di grandi dubbi sul nostro futuro, si stanno domandando , è se i vaccini sono un bene o un male. Il movimento 5stelle, con le sue molte facce e idee, una volta propone di abolirli, la volta successiva lo nega, e ora ritiene di rendere il cittadino libero di decidere se farli o meno, accusando i medici di essere in combutta con le case farmaceutiche. Forse a molti sfugge la storia del vaccino e la derivazione del suo nome. Cerchiamo di fare un po di chiarezza. La storia delle vaccinazione è una storia che non interessa solo i medici. È una grande storia, una storia della società, per alcuni versi eroica, per altri democratica, che non nasce tra gli scienziati ma tra il popolo, e poi tra gli intellettuali, e che finisce in mano ai medici, e dalle mani dei medici cade nella mani dello Stato, per diventare parte del dibattito democratico e arrivare infine nelle mani dell’industria e del libero mercato. Il nome di vaccinazione viene da vacca e la parola “vaccino” viene direttamente dal vaiolo vaccino, cioè “vaiolo della vacche”, un parente povero del vaiolo, che, quando dalla mammella della vacca passava alle mani dei mungitori  li rendeva immuni al vaiolo umano.unknown
Il primo che decise, senza che nessuno glielo dicesse, di “vaccinare” tutta la famiglia fu un contadino. E prima che un medico, Jenner, decidesse di ripetere l’esperimento sul figlio della portinaia, e di esporre poi quest’ultimo al contagio e successivamente di ripetere “scientificamente” la prova su un numero piccolo ma ragionevole di persone, fino a che l’idea e la pratica furono accettati dalla Royal Society of Science passarono anni. Ma già da prima ci fu in Europa un movimento d’opinione, condotto da intellettuali illuministi e da aristocratici filantropi, una guerra di pensiero in favore delle “modernità” e della lotta contro la malattia. Era la prima volta che, veramente, l’uomo poteva vincere una battaglia “scientifica” contro l’infezione. Allora la vaccinazione divenne un affare di Stato. In Inghilterra, Danimarca, Svezia veniva praticata gradatamente. Nel Regno di Napoli fu addirittura resa obbligatoria, con l’aiuto convinto di una Chiesa che allora si poneva a sostegno del progresso e della modernità. La vaccinazione, poi, traversò l’oceano; ma come poteva farlo, in un’epoca in cui non esisteva una “catena del freddo” che proteggesse il vaccino? Lo fece in modo eroico e brutale assieme: attraverso una catena di orfanelli imbarcati, che, a due per volta, ricevevano l’inoculo sul braccio e che, quando la pustola vaccinica si era formata, “passavano” il pus vaccinale ad altri due, e così via fino all’arrivo nel Nuovo Mondo. E allora, vaccinarsi non era una faccenda, così come è oggi, senza rischi. Il vaiolo vaccino era pur sempre una malattia e a quei tempi, con la debolezza immunologica che la fame e la povertà portavano con sé, non era difficile morire anche di vaccino. Ma la probabilità di morire di vaiolo restava molto più alta, e così la gente si vaccinava.
Passò ancora più di un secolo e ci volle la scoperta dell’esistenza dei microbi perché si comprendesse qual era la natura delle infezioni e perché il principio della vaccinazione venisse afferrato nella sua sostanza (rendere immuni da una malattia somministrando una variante “indebolita” dell’agente infettante) ed esteso anche ad altre malattie.
I vaccini non ebbero un’entusiastica accettazione; anzi, via via che il lento miglioramento economico e il cambiamento delle abitudini rese le malattie meno diffuse e anche meno gravi, ci fu una tendenza, almeno in Italia, nella classe borghese, a evitare la vaccinazione, ricorrendo a falsi certificati di medici compiacenti; siamo nella prima metà del ventesimo secolo. Subito dopo la guerra invece ci fu la corsa a comperare all’estero il vaccino antipolio, ancora non in vendita in Italia. L’onda lunga del successo dell’antipolio, che ha fatto scomparire in pochi anni la malattia più temuta in Occidente, aprì la strada all’accettazione convinta e diffusa delle vaccinazioni (salvo che per della frange minoritarie di obiettori irriducibili). Negli anni ‘70 e ‘80 campagne giornalistiche e movimenti popolari contro il vaccino, in particolare contro il vaccino anti-pertossico, che certamente fu responsabile di danni neurologici (spesso negati, ma reali) ne ostacolarono la diffusione. Il risultato fu felice: il vaccino venne rifatto, utilizzando solo una molecola batterica, sintetizzata in laboratorio: il cosiddetto vaccino antipertossico acellulare. Vista la ripresa della malattia, e confermata l’attuale, sicura innocuità del vaccino, i suoi trascorsi furono dimenticati e il vaccino fu, giustamente e con larga efficacia, di nuovo accettato. La storia successiva delle vaccinazioni è fatta di una serie di progressi tecnici, fino allo sviluppo dei nuovi vaccini, che non vengono più ottenuti a partire dagli agenti infettivi “naturali”, ma vengono invece sintetizzati con tecniche di bio-ingegneria, assemblando e moltiplicando solo molecole utili a produrre la risposta immunitaria. Questo ha messo in gioco un altro protagonista della storia delle vaccinazioni: l’industria, con i suoi grandi interessi. Per molti aspetti è un potente alleato della salute, ma è anche un protagonista che dispone di grandi mezzi, e così le politiche vaccinali sono influenzate dai grandi meriti, ma anche dalla forte pressione dei suoi capitali All’interno di questo cambiamento complessivo del quadro culturale dobbiamo inoltre tener conto dell’introduzione del consenso informato all’interno del rapporto fra medico e paziente. Inoltre appare ormai più ipotetica che reale l’utilità dell’obbligo nel forzare alla vaccinazione la modesta quota di popolazione renitente per motivi ideologici, cioè la possibilità di riuscire a vaccinare d’imperio chi non riusciamo a vaccinare per convinzione.

Tutto ciò, però, non deve nuovamente autorizzare gli addetti ai lavori a nascondere negli archivi i casi scomodi che si sono verificati negli anni e che per le terribili leggi della statistica si continueranno a verificare. 

Non si può e non si deve più sacrificare all’altare del profitto il diritto alla salute del cittadino

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