LA POLITICA GIOCA E L’ITALIA PERDE LA REPUTAZIONE

di Gennaro Malgieri – Con la ripresa dell’attività politica, dopo la pausa estiva, si apre di fatto una delle più lunghe campagne elettorali dell’Italia repubblicana. Fino alla prossima primavera l’interesse dei partiti sarà puntato esclusivamente al rinnovo del Parlamento lasciando sullo sfondo (se non nel dimenticatoio) i numerosi problemi sul tappeto.

Gennaro Malgieri

Gennaro Malgieri

Possono attendere, secondo lorsignori attenti alla definizione di una legge elettorale che non accontenterà nessuno pienamente e scontenterà l’elettorato sicuramente che, per l’ennesima volta, si vedrà sottrarre la possibilità di scegliere insieme con i suoi rappresentanti anche il governo. Infatti l’opzione proporzionale sembra di gran lunga in vantaggio nelle intenzioni dei legislatori che manderanno in archivio il residuo maggioritario rimasto in vigore per aprire la grande stagione del compromesso parlamentare post-elettorale tra forze politiche dissimili, nel nome della “stabilità” e della “governabilità”, due menzogne retoriche che servono al centrodestra e al centrosinistra per sopravvivere sia pure artificialmente.
Alla fine della corsa nessuno vincerà, ma la sconfitta più pesante sarà degli italiani che non avranno un esecutivo che sia il frutto concreto e tangibile delle loro scelte elettorali. Infatti, dagli accordi che inevitabilmente gli schieramenti cercheranno e magari riusciranno faticosamente a raggiungere verrà fuori un pastrocchio che non assomiglierà in nulla ad una grande coalizione, ma verosimilmente rispecchierà le paure e le incapacità di forze politiche dissimili eppur costrette a stare insieme. Sicché chi avrà votato per il centrosinistra dovrà adattarsi a vedersi governato anche dal centrodestra e viceversa. Quali saranno gli esiti delle politiche economiche, sociali, internazionali è facile intuirlo: irrilevanti, confusi, contraddittori. E, dunque, destinati a far cadere ancora più in basso la reputazione – davvero ai minimi termini – dell’Italia in una fase particolarmente cruciale della politica mondiale segnata dalla necessità di fronteggiare e sconfiggere il terrorismo islamista, mentre l’Europa cerca un ruolo che non trova e le tre maggiori potenze si guardano in cagnesco. Per non parlare dell’allarmante problema migratorio (con tutte le conseguenze che pone) di fronte al quale l’Occidente sembra imbambolato, costretto quasi a farsi sommergere da un’ondata di profughi, privo di una politica unitaria e di soluzioni che siano compatibili tanto con le ragioni della sua sopravvivenza che quelle di un’umanità dolente disposta a tutto pur di fuggire dall’inferno che le democrazie occidentali hanno creato in quasi settant’anni di sfruttamento mascherato da decolonizzazione umanitaria.
I mutamenti climatici, il dominio della Rete capace di far cadere governi e minare la stabilità degli Stati, il potere assoluto della finanza che soggioga l’economia reale creando povertà e disagio, lo scontro evidente tra culture e nelle stesse civiltà (la guerra civile musulmana è una realtà che ancora in molti non vogliono vedere), l’infamia della persecuzione dei cristiani in tutti gli angoli della Terra e lo sfruttamento dei bambini per pochi soldi in vaste aree dell’Asia a maggior gloria della globalizzazione che promuove delocalizzazioni e asservimenti, le turpitudini inquietanti nella sfera morale che si registrano in Oriente ed in Occidente aspetti di quel radicalismo nichilista che sta infettando tutte le società sviluppate ed in via di sviluppo sono soltanto alcuni dei temi di fronte ai quali un Paese con qualche ambizione e non privo di un retaggio storico-culturale di grande importanza come l’Italia non può essere impreparato o, ancor peggio, assente nel consesso delle nazioni chiamate a decidere o quantomeno a pronunciarsi sui destini dell’umanità.
Tutto questo ed altro ancora non lo può fare un’Italietta in balia di quattro velleitari politicanti che la pensano (un parolone qualcuno dirà, e non senza ragione) in maniera difforme su tutto o, per meglio dire, che non pensano niente, da quanto si capisce, su tematiche allarmanti ed attendono che la politica si eserciti su di esse non certo con le giaculatorie di maniera usate come strumenti di “distrazione di massa” su un lontano passato o proposte che eccitano l’odio sociale creando artificiosamente le categorie dei “buoni” contro gli “sciacalli” che – manco a dirlo – proteggerebbero privilegi “castali”.
L’ultima parte della legislatura si apre su scenari da incubo. In questi giorni si almanacca di alleanze impossibili in Sicilia ed ancor più velleitarie sul piano nazionale. Non una parola da parte dei politici si sente su siccità ed agricoltura in ginocchio, miseria crescente e disoccupazione riemergente, disperazione diffusa e solitudini incolmabili, diffidenze procurate da ignobili provvedimenti sull’immigrazione che hanno aperto le porte al nuovo schiavismo (i cosiddetti buonisti, anche nella Chiesa cattolica, si facciano un esame di coscienza…) e sull’Italia che continua a franare tra dissesti idrogeologici ed abusivismo edilizio che agevola la morte portata da terremoti perfino di lieve entità.
La Repubblica è al collasso. La nazione Italia rischia di non esistere più come entità politico-culturale. La società cosiddetta civile si interroga smarrita, ma non ha nelle sue fibre forze capaci di innescare una civile reazione. E intanto il ballo s’autunno si apre ancora sui vitalizi, mentre in stanze segrete si tresca attorno ad una legge elettorale da varare contro il popolo naturalmente “sovrano”.

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