ITALIANI PER CASO

di Cristina Del Tutto – L’argomento che stiamo per trattare ci dà la possibilità di misurare il nostro attaccamento ai valori della Patria. Lo spunto ci è fornito dal disegno di legge all’esame del Senato, già approvato dall’altro lato del Parlamento, che modifica la legge del 1992 in materia di cittadinanza. La posizione della sinistra italiana promotrice di questo provvedimento, coerentemente con il suo trascorso ideologico, si propone, attraverso un’interpretazione espansiva del concetto di cittadinanza, di rendere più facile l’acquisizione della cittadinanza italiana per gli stranieri.

Cristina Del Tutto

Cristina Del Tutto

A questo punto è doverosa una considerazione di carattere generale. Nessuno vuole mettere in discussione il diritto degli stranieri che vivono e lavorano nel nostro Paese da molti anni a diventare cittadini italiani a tutti gli effetti. Per le stesse ragioni non ci scandalizziamo se un bambino che è nato e vissuto in Italia sia considerato un italiano. Ciò che è scritto nella proposta di legge delle sinistre è ben altro. L’attribuzione della cittadinanza diventa automatica a prescindere dal tipo di vita che l’interessato da adulto sceglierà di intraprendere. Non paghi di questo capolavoro legislativo, il Pd ha introdotto un ulteriore sistema per l’acquisizione della cittadinanza, il c.d. ius culturae, che permette ai minori che non sono nati in Italia ma che vi risiedono da piccoli di diventare cittadini italiani semplicemente frequentando un corso di studi di cinque anni, che può coincidere con il ciclo della scuola primaria oppure, nel caso di straniero adolescente, di un corso professionale. Peraltro, a quanto detto va aggiunto il diritto di ogni minore a chiedere il ricongiungimento con i suoi familiari. Per chi non lo sappia la legge in vigore prevede già la possibilità per lo straniero nato in Italia di ottenere la cittadinanza, ma ad alcune condizioni. La cittadinanza, infatti, viene attribuita soltanto al compimento della maggiore età, a condizione che lo straniero abbia risieduto in maniera continuativa in Italia. Inoltre, non avviene in maniera automatica ma solo nel caso in cui il diretto interessato ne faccia espressa richiesta. Sempre in merito ai minori, la normativa vigente prevede l’acquisto della cittadinanza allo straniero nato in Italia quando i genitori siano apolidi o ignoti, ovvero nel caso di permanenza nel territorio italiano quando il minore sia sprovvisto di cittadinanza e in assenza dei genitori. Questo vuol dire che la storia raccontata dal Pd secondo cui il legislatore deve intervenire con urgenza per sopperire alla mancanza di una legge che tuteli i minori stranieri, è falsa. L’ordinamento italiano è fondato su principi democratici, almeno fino ad ora, a garanzia dei diritti fondamentali dei suoi cittadini e di chiunque viva nel territorio nazionale. Ciò che la legge, giustamente, richiede è un riscontro sulla consapevolezza dei diritti e dei doveri che si acquisiscono nel momento del riconoscimento della cittadinanza. Il diritto alla cittadinanza sorge al momento della nascita, la presa di coscienza arriva con la maggiore età. Questa non è discriminazione, è buon senso. Ed è veramente inverosimile l’idea secondo cui un ragazzino delle elementari arrivi a strapparsi i capelli perché non ha la cittadinanza italiana come i suoi compagni. E’ già un cittadino italiano, il riconoscimento dei diritti politici e civili sono soltanto posticipati nel tempo. Ma le sinistre per mestiere e vocazione cercano sempre di intenerire l’opinione pubblica con le immagini commoventi dei bambini lasciati al proprio destino per nascondere le proprie magagne. In altre parole, li strumentalizzano. A questo punto il discorso si fa più serio. Se non conosciamo il valore, il contenuto e il concetto di cittadinanza, qualsiasi giudizio manca dei presupposti necessari. Di certo la cittadinanza non può essere strumentalizzata per ripulirsi la coscienza. Essa rappresenta l’identità nazionale, e ha a che fare con il concetto di appartenenza tra una determinata comunità e un determinato territorio, con la sua cultura e la sua storia. Non è un pezzo di carta, né una scatola vuota, dal momento che ad ogni cittadino appartengono i diritti sociali, civili e politici di un Paese. L’acquisizione della cittadinanza è una cosa seria, per questo è legittimo prevedere regole rigide e rigorose per poterla ottenere. Non basta vivere e lavorare per essere italiani. Tuttavia, nell’era del” tutto e subito”, anche la cittadinanza passa per la strada più breve, dove la parola “valore” non è menzionata nemmeno nei titoli di coda. La questione è che la sinistra che è stata al Governo per quasi cinque anni, ha fatto diventare l’immigrazione uno dei più gravi problemi della nostra società. Una situazione caotica quanto pericolosa che, tuttavia, ha messo in luce il fallimento di un’integrazione lasciata a se stessa, con migliaia di famiglie straniere che vivono in Italia, ma in una dimensione parallela alla nostra. Lavorano, pagano le tasse come tutti noi. Sono i vicini della porta accanto. Ciò nonostante continuano a vivere come se stessero ancora a casa propria. Non è l’accoglienza che ha fallito, è l’integrazione che non ha assolto al suo compito. In questa situazione la sinistra italiana ha ben pensato di rimediare alle pecche di quest’accoglienza approssimativa promettendo a migliaia di minori e alle loro famiglie la cittadinanza italiana. Una vera e propria istigazione a gettarsi sul primo gommone disponibile per venire in Italia. Di queste persone non sappiamo nulla e, in molti casi, non condividiamo lo stesso modo di intendere la vita. Eppure vogliamo affidargli le chiavi del nostro Paese, concedendo loro il diritto di riscrivere la storia dell’Italia. La cittadinanza è senza dubbio un concetto dinamico e non dobbiamo avere paura di accogliere altre culture, allo stesso tempo però ribadisco che dovrebbe essere lo straniero a fare uno sforzo in più per non essere solo un vicino di casa ma una parte vitale del Paese che lo ha accolto. Questo sistema di mala integrazione ci impone oggi di essere più severi, di agire con cautela finché non avremo chiaro quando finiranno gli sbarchi e che fine faranno tutti gli stranieri parcheggiati nelle nostre città a tempo indeterminato. Ormai non è più solo una questione politica, anche se la sinistra ha dimenticato di chiedere il permesso ai cittadini sugli sbarchi incondizionati e a chi dare il diritto di diventare italiani. Certa politica, infatti, dimentica di aver costretto gli italiani a subire l’intrusione di altre culture diverse e distanti dalla nostra. E quando questi stranieri diventeranno nuovi cittadini il contrasto tra le nostre abitudini di vita e le loro diventeranno insopportabili, aprendo uno scontro tra culture, se non tra civiltà. Ecco perché la questione è troppo delicata per essere affrontata con una legge che la maggioranza vuole approvare a suon di fiducia, rifiutando ogni forma di dialogo con le opposizioni. Considerato il numero di migranti sbarcati sulle nostre coste negli ultimi anni, se questo provvedimento diverrà legge, possiamo aspettarci in breve tempo migliaia di cittadini italiani che appartengono ad un altro Continente. E’ il futuro del nostro popolo ad essere compromesso, e questa preoccupazione dovrebbe allarmare le coscienze di ognuno di noi. Dall’altra parte, tuttavia, ci sono migliaia di persone che speravano di realizzare speranze dimenticate in questo lembo di terra a forma di stivale, che sono diventati gli schiavi di quanti stanno lucrando sulla loro pelle. L’Italia non era un Paese così cinico, ma ci siamo diventati a nostra insaputa. Ciò che non possiamo più tollerare è l’ipocrisia sconsiderata di certa politica, che ha anche il coraggio di benedire l’invasione dei migranti perché loro fanno i figli al posto degli italiani e così concorrono a creare il futuro di un’Italia sempre più vecchia. Cari politici, gli italiani non fanno figli perché non sanno come mantenerli, non perché sono diventati tutti sterili. E se quei 9 miliardi destinati dal Governo per far fronte alle spese per l’immigrazione fossero stati utilizzati per sostenere l’economia degli italiani, il numero delle nascite da cittadini italiani si sarebbe raddoppiato. A buon rendere.

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