IL GOVERNO DA’ I NUMERI

di Cristina Del Tutto – Il Presidente Gentiloni e il ministro Padoan sono stati di parola. Avevano annunciato che la manovrina correttiva alla legge di bilancio di Renzi e il Documento di Programmazione Economica sarebbero stati approvati dal Consiglio dei Ministri entro la fine di aprile, e così è stato. Martedì scorso, infatti, il Premier e i suoi ministri hanno presentato la manovra di 3,4 miliardi chiesta dalla UE e il Def.

Cristina Del Tutto

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Una conferenza stampa che, però, è stata utile solo a dimostrare che il Governo non riesce ad andare oltre i buoni propositi. Mancano le cifre, mancano i provvedimenti che dovrebbero spiegare queste risorse da quale comparto economico verranno sottratti. Possiamo solo fidarci sulla parola. Quindi correggo quello che ho affermato all’inizio: il Governo non ha ancora presentato la manovra correttiva e, quanto al Def, manca di una vera programmazione finanziaria. Per chi non lo avesse capito, questo gioco delle tre carte serve soltanto al Pd per le elezioni amministrative di giugno. Del resto l’uomo che siede veramente nella stanza dei bottoni, Matteo Renzi, aveva avvertito per tempo il suo uomo a Palazzo Ghigi, Paolo Gentiloni, sulla necessità di non attirare troppo l’attenzione dell’opinione pubblica sulla manovrina che Juncker sta attendendo da mesi. Dunque nessun aumento di tasse nell’immediato e previsioni per il futuro fin troppo fantasiose, per non irritare Confindustria e le piccole medie imprese. Ed ecco, come da copione, che in Conferenza stampa il Premier annuncia una crescita per il 2017 dell’1,1%, addirittura superiore alle stime precedenti che erano già state considerate in eccesso dall’Ufficio Parlamentare di Bilancio. Poi abbassa il tiro e annuncia che per il biennio 2018/2019 le stime sono al ribasso, probabilmente per arrivare al fatidico pareggio di bilancio 2019. Le cattive intenzioni del Governo emergono poi molto chiare quando si parla delle coperture economiche per i 3,4 miliardi della manovra aggiuntiva. Infatti, Gentiloni e Padoan utilizzano una parola che un legislatore non dovrebbe mai usare in riferimento ad una manovra finanziaria, ossia il verbo “dovrebbe”. E’ abbastanza chiaro che se spendo 3,4 miliardi, che è certo che usciranno dalle casse statali, le coperture devono, non dovrebbero, basarsi su previsioni certe. Diversamente si crea ulteriore debito. Invece la manovrina, di cui non si conosce ancora il testo, dovrebbe essere compensata da un’ulteriore stretta sull’evasione fiscale, una maggiore riduzione della spesa pubblica, l’estensione dello split payment alle società partecipate, che verseranno l’Iva direttamente all’erario e, per finire, dai proventi della farraginosa rottamazione delle cartelle Equitalia, ma anche delle liti tributarie. Gli unici aumenti riguardano le accise delle sigarette e, forse, quelle sui giochi. Queste non sono coperture finanziarie, ma previsioni d’intenti. D’altra parte, se fosse stato così semplice aumentare la lotta all’evasione, e se fossero stati possibili ulteriori tagli alla spesa pubblica, per quale motivo queste misure non sono state inserite nella legge di bilancio di dicembre scorso, a causa della quale la Ue ha chiesto all’Italia una manovra correttiva? Anche il Def “dovrebbe” contenere l’aumento di 2,8 miliardi per i contratti degli statali, lo sblocco del turn over al 75% per gli Enti Locali, che permetterebbe agli stessi di assumere tre persone ogni quattro in uscita, investimenti per 25 miliardi sulle infrastrutture, un miliardo per le zone terremotate. Inoltre, dovrebbero esserci anche misure per agevolare le privatizzazioni, la crescita, per finanziare il reddito d’inclusione e tutta una serie d’interventi destinati a riscuotere il plauso degli italiani. In questi giorni, oltre ai numeri dati dal Governo, sono usciti anche i dati di alcuni Rapporti che mettono in discussione la buona fede dell’Esecutivo. Mi riferisco al Rapporto Taxing Wages secondo cui il cuneo fiscale italiano è sopra di dodici punti della media Ocse, imputabile alle imposte sul reddito, mentre il centro studi di Unimpresa smentisce il Governo e prevede nel triennio 2017/2019 una crescita della spesa pubblica di ben 24 miliardi. Le previsioni del Def sono necessarie per definire i passaggi che dovrebbero portare alla crescita del Paese, ma fino ad oggi quelle dei Governi si sono dimostrate tutte sbagliate. E i risultati sono fin troppo evidenti. Ed è sempre bene tenere a mente che lo spettro dell’aumento dell’Iva di ben tre punti è stato solo rimandato all’anno prossimo, e se la prossima legge di bilancio di ottobre non troverà venti miliardi soltanto per azzerare le clausole di salvaguardia, le conseguenze saranno per gli italiani a dir poco disastrose.
Al momento, il vero problema del Paese non è di natura economica, ma si chiama Matteo Renzi, il vero uomo di potere che continua a manovrare come marionette gli inquilini di Palazzo Chigi che lo hanno rimpiazzato. Quindi, se Matteo Renzi dice che non bisogna aumentare le tasse e che è necessario dare prospettive rosee sul futuro dell’Italia, il Governo deve eseguire. Del resto, è chiaro che le primarie del Pd saranno stravinte dal Segretario uscente. Una tappa fondamentale per Renzi prima della sfida per tornare a Palazzo Chigi, e le tasse solo il peggior nemico di un politico che vuole tornare ad essere l’uomo unico al potere. Nel frattempo i conti non torneranno mai.

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