CON GLI OCCHI SPALANCATI SULL’ORRORE DELLA GUERRA

di Gennaro Malgieri – Dalla fine della “guerra fredda”, mai il mondo era stato così in pericolo. Dal Mediterraneo al Mar della Cina, dal Medio Oriente all’Africa del Nord di giorno in giorno diventano più alte le probabilità di conflitti che inevitabilmente coinvolgeranno l’intero Pianeta. Nessuno può dirsi estraneo o disinteressato rispetto a quello che sta accadendo. E laddove la guerra già è diventata permanente, come in Siria e nella regione adiacente, s’affollano interessati soggetti, dagli Stati Uniti alla Russia, che prudentemente per ora cercano di contenere la violenza che tuttavia rischia di dilagare ben oltre i confini dell’orrendo mattatoio.

Gennaro Malgieri

Gennaro Malgieri

Il jihadismo fa gli straordinari in questi giorni, come dimostra la strage nei pressi di Aleppo, ma anche il tiranno di Pyongyang sta mettendo a dura prova perfino i pochi alleati come la Cina, mentre la provocazione nei confronti di Giappone e Usa è talmente pericolosa da far temere il peggio. Dal nipote di Kim-Il Sung, ci si può attendere qualsiasi cosa: i test nucleari minacciati sono l’ultima prova che gli manca per scatenare l’inferno. Se la deterrenza di un attacco concentrico di tutte le potenze non lo faranno recedere dall’insano proposito c’è davvero da temere il peggio.
E così nella martoriata Siria. E’ accerchiata. Adesso che Erdogan, ben più che un sultano dopo la vittoria referendaria di misura (e condita di brogli come ha certificato l’Osce), ha vestito i panni del satrapo munito dei pieni poteri, difficilmente rinuncerà ad agire come i suoi interessi gli suggeriscono con l’appoggio dei sauditi e di quanti hanno interesse a cancellare Assad ed il suo Paese per stabilirvi un regime sunnita. Il resto del mondo arabo è inquieto. Sulla sponda sud del Mediterraneo, sfiorite le malinconiche quanto stupide “primavere”, è tutto un pullulare di jihadisti, qaedisti e miliziani di Daesh. L’Europa è tremendamente vicina. E sola.
Già, il “nuovo corso” trumpista degli Stati Uniti ha priorità diverse rispetto al passato. E l’Unione europea che in questi anni non si è data una politica di sicurezza e di difesa all’altezza della situazione rischia, nonostante l’ombrello sempre più bucherellato della NATO, di trovarsi scoperta, come il terrorismo islamista sta ampiamente dimostrando.
Insomma, si vive all’ombra di una pace armata – laddove i conflitti non sono in atto – che coinvolge aree lontanissime da quelli che potrebbero diventare teatri di guerra. Dopo la bomba atipica – madre di tutte le bombe, come è stata definita – sganciata dagli americani sul “covo” dell’Isis in Afghanistan che ha ricompattato il fronte anti-occidentale con la presa di posizione contro gli Stati Uniti dell’ex-presidente Karzai (amico dell’Occidente), il fronte orientale si è improvvisamente riacceso. E lì la coalizione internazionale è ancora funzionante : cosa potrebbe accadere se talebani e afghani che talebani non sono si saldassero in un fronte a difesa della sovranità nazionale, magari con l’appoggio del Pakistan?
Uno scenario, come è facile constatare, apocalittico. Di fronte al quale la solita inerzia dell’Onu certifica l’inutilità dell’organizzazione che avrebbe utopisticamente dovuto garantire la pace mondiale. Al Palazzo di Vetro regna l’impotenza. L’unica strada è quella di una grande coalizione contro il terrorismo islamista e chi lo sostiene e la dichiarazione della fine di qualsivoglia rapporto con la Corea del Nord.
E’, dunque necessario, che i principiali attori sulla scena, Usa, Russia, Unione Europea e tutti gli Stati che responsabilmente vedono il pericolo di un’escalation bellica dagli esiti catastrofici – dunque anche gli Stati arabi che fanno affari con l’Occidente e nello stesso tempo occhieggiano o finanziano l’Isis – stringano un patto che preservi la pace. La Siria non può essere la scacchiera dove si gioca la partita finale; così come non si può lasciare alla Corea del Nord il monopolio della paura. E’ tempo di agire con le armi della politica, se ancora si è capaci di usarle piuttosto che inventare “nemici” per stabilire nuove egemonie. da questo punto di vista, sarebbe bene che Trump si guardasse dai troppi generali a cui ha delegato funzioni che non sono propriamente militari.

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