FAKE NEWS ? SI GRAZIE

Di Cristina Del Tutto – Nel bel mezzo dell’era digitale qualcuno ha cominciato a mettere in discussione la validità del sistema, nel senso che ci si comincia a porre il problema della veridicità dei contenuti fruibili agli utenti. In questi termini, quando si parla di fake news ci si riferisce proprio alla necessità di proteggere il cittadino dalle false notizie che potrebbero erroneamente alterare le sue opinioni. A ben vedere, si tratta di una questione molto più complessa di come i mass media cercano di dipingerla attraverso i diversi mezzi d’informazione. Il sistema di comunicazione non dispone di filtri contro le “notizie false”, tanto che possiamo incappare in esse non solo sulla piattaforma digitale ma anche guardando un telegiornale, ascoltando un dibattito politico, leggendo un volantino, o semplicemente chiedendo un’informazione a coloro che consideriamo degli esperti in determinate materie. Poiché la piattaforma di comunicazione fornita da internet è quella che meno si presta ad essere controllata, se non altro per la vastità dei suoi contenuti, alcuni personaggi politici italiani hanno cominciato a muovere i primi passi verso un futuro nel quale lo Stato si prende la responsabilità di tutelare i suoi cittadini dalla contaminazione mentale derivante dalle notizie false. Questa nuova forma di censura si basa sulla convinzione che il controllo dall’alto sia il male minore se paragonato all’effetto nocivo sulla popolazione delle notizie prive di fondamento.

Cristina Del Tutto

Cristina Del Tutto

L’idea propinata ad esempio dal Presidente della Camera dei deputati, Laura Boldrini, è quella di ingaggiare un gruppo di esperti che facciano da filtro per eliminare la disinformazione da internet, alla stregua della giuria popolare suggerita tempo addietro da Beppe Grillo. Questi tentativi di riesumare una sorta di censura digitale ci pongono dinanzi ad una questione ancora più complessa, che riguarda il diritto di ogni individuo a formare la propria e personale coscienza critica su ciò che consideriamo il “mondo circostante”. Anzitutto, la capacità di discernere una notizia vera da una falsa presuppone che chiunque abbia l’ardire di cimentarsi in questo problema dovrebbe aver già trovato una risposta inconfutabile al dilemma che nessun essere umano fino ad oggi è riuscito a dirimere: “Cos’è la verità?”. E poiché non esiste al mondo qualcosa che sia assolutamente indubitabile, è logico chiedersi secondo quali parametri di giudizio questi sedicenti esperti possano scovare quei contenuti che minacciano la sanità mentale degli individui e, di conseguenza, evitare che queste notizie possano diventare informazioni fruibili. Questa minaccia alla libertà personale che deriva dalla coatta rivendicazione del pensiero unico è oramai riscontrabile in ogni ambito delle nostre vite, tanto che ciò che consideravamo delle conquiste umane e tecnologiche si sta rivelando come una gabbie volta a limitare la nostra personale conoscenza. Con l’avvento di internet e dei social network il mondo ci è sembrato d’un tratto più piccolo, giacché le distanze fisiche sono state superate dall’immediatezza dei collegamenti virtuali, come la possibilità di comunicare in qualsiasi momento con persone che vivono in altre parti del mondo, leggere in tempo reale le notizie provenienti da ogni parte del globo, comprare e vendere qualsiasi bene di consumo. Capita, però, che poco dopo che apriamo la nostra posta elettronica veniamo assediati da annunci commerciali all’apparenza casuali, ma in realtà pubblicità mirata di prodotti che ci interessano. Non si tratta di una circostanza fortuita. Dietro ogni nostro movimento su internet esistono eserciti di persone (i cosidetti analisti degli algoritmi) che hanno il compito di analizzare ogni pagina web che apriamo e ogni ricerca che effettuiamo. In questo modo, se cerchiamo un bel posto per una vacanza in montagna saremo tempestati da annunci che vendono scarponi, tende da campeggio e cose varie; se cerchiamo invece un rimedio per il mal di testa saremo subissati da prodotti farmaceutici contro le cefalee. Anche quando il motore di ricerca che siamo utilizzando completa in automatico le parole che noi iniziamo a battere, non vuol dire che ci sta semplificando la vita. E’ il sistema che cerca di anticipare le nostre intenzioni, osserva e conserva i dati che ci riguardano per riutilizzarli o venderli al migliore offerente. Purtroppo non si tratta unicamente di un metodo finalizzato soltanto ad aumentare i consumi commerciali degli utenti, tant’è vero che se più utenti battono la medesima ricerca su uno stesso motore di ricerca i risultati saranno differenti. In altri termini, le ricerche non sono neutrali come potremmo pensare ma basano il loro ordine di preferenza sulla base di parametri costruiti sulle nostre abitudini di vita. Anche nell’intimità delle nostre case siamo costantemente osservati e analizzati da occhi invisibili. E’ evidente che se cerco informazioni di natura politica e il motore di ricerca mi fornisce anzitutto le informazioni che ha scelto per influenzarmi, la mia personale opinione su un fatto potrebbe subire delle volontarie manipolazioni. Questo sistema di censure comandate è sempre più presente anche nelle trasmissioni televisive e nei giornali. E’ sufficiente guardare almeno tre telegiornali su emittenti diverse per scorgere delle differenze anche abbastanza nette riguardo ad una stessa notizia. I giornalisti stanno prendendo la cattiva abitudine di non riportare più le notizie per quello che sono, ma le interpretano sulla base delle sensibilità politiche delle loro aziende. Ecco perché per avere un’idea reale di un accadimento dovremmo impiegare almeno due ore al giorno davanti alla televisione per confrontare più telegiornali o leggere almeno due o tre quotidiani. Un vero e proprio impegno a tempo pieno che nessuna persona che ha un lavoro e una famiglia può permettersi di svolgere quotidianamente. Ed è questo punto debole delle nostre vite a dare ai falsificatori di notizie il potere di mostrarci una realtà che avrebbe sfaccettature diverse. Se questo è il contesto nel quale viviamo, la recente sindrome delle fake news sembra tanto una montatura mediatica per aggiudicarsi il controllo dell’informazione, quindi dell’opinione pubblica. Emblematico, in questo senso, il caso dei vaccini obbligatori. Sono mesi che assistiamo ad una campagna di terrore mediatico tesa a far passare l’idea che le vaccinazioni sono indispensabili. Gli scienziati che hanno provato a mettere in discussione la validità dei vaccini, o di certi vaccini, sono stati fatti tacere e trattati come degli eretici che mettono a rischio l’incolumità dei cittadini. Ma veniamo al punto. Se ognuno di noi, almeno quelli che non sono esperti del settore, si trovasse ad ascoltare le ragioni di due scienziati, uno pro e l’altro contro l’utilizzo dei vaccini, con onestà intellettuale arriverebbe alla conclusione di non avere le adeguate conoscenze per potere affermare con rigore logico da quale parte stia la ragione, e quindi la verità. Eppure il presidente Mattarella, che era un professore di diritto parlamentare e poi giudice della Consulta, alcune settimane fa ha dichiarato perentoriamente nel merito della questione: “Sono essenziali, bisogna contrastare decisamente quelli che li mettono in discussione”. In questo caso “contrastare” significa mettere a tacere poiché, dinanzi ad un aut aut così esplicito, in pochi sono disposti a mettersi contro il Capo dello Stato. Mi chiedo tuttavia da dove possa provenire l’intendimento del presidente della Repubblica dal momento che, come la maggior parte degli italiani, non ha le competenze scientifiche per affermare con certezza la validità dei vaccini e, di conseguenza, rifiutare ogni altra teoria scientifica che li metta in discussione. Qualcosa indubbiamente non torna. Davanti ad una tale manifesta asimmetria informativa non è possibile per alcuno giungere ad una verità assoluta su qualsiasi argomento ci si trovi a dibattere. E ciò suggerirebbe, almeno per chi è in buona fede, un minimo di cautela, perché il fondamentalismo da qualsiasi parte si rivolga è pericoloso. Il fatto è che la sortita di Mattarella tra qualche giorno porterà all’entrata in vigore di un decreto che obbliga ogni genitore a vaccinare i propri figli per potergli far frequentare una scuola pubblica. Nel frattempo i medici contrari sono stati ridotti al silenzio per timore di essere radiati dall’Albo, e nemmeno è possibile organizzare un convegno contro l’efficacia di alcuni vaccini senza finire nelle forche caudine della politica moralista. In questi termini, la ricerca della verità assoluta non è altro che prendere delle scelte per conto nostro. Avviene su internet, da parte dei guru della comunicazione e dell’establishment della politica internazionale. Se accettiamo di vedere il mondo attraverso la dicotomia tra il vero e il falso, faremo solo un favore a quanti stanno cercando di strapparci la capacità di prendere decisioni in maniera autonoma, in assolta libertà, attraverso il ragionamento e l’intuizione. La conoscenza della vita ha caratteristiche soggettive, diversa da individuo a individuo. E finché conserveremo gelosamente la nostra facoltà di mettere in dubbio il mondo circostante conserveremo la nostra umanità e daremo alla nostra specie la possibilità di evolversi in diverse direzioni e attraverso infinite possibilità. Allora, che a nessuno sia dato il potere di decidere al nostro posto in che modo vogliamo vivere e in cosa vogliamo credere. In questo senso rivendichiamo il diritto di decidere secondo il nostro personale giudizio se una notizia è una fake o se vogliamo incamerarla all’interno del nostro sapere. Allo stesso modo vogliamo continuare ad ascoltare le opinioni di chiunque abbia la volontà di condividere il proprio pensiero a prescindere dai suoi contenuti, poiché ognuno di noi deciderà autonomamente se dargli ascolto o meno. “Ogni uomo è di fronte alle scelte che la vita gli pone di fronte, solo all’uomo spetta decidere attorno alla sua esistenza”, disse Kierkegaard.

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