DEF: PIU’ SOLDI PER IMMIGRATI E PIU’ TASSE PER ITALIANI

di Cristina Del Tutto – In queste ore in Senato si sta svolgendo la discussione sul Documento di Programmazione Economica (Def) varato dal Governo Gentiloni e, da quanto si apprende, le novità più rilevanti sono due. La prima riguarda la geniale idea proposta dal ministro Padoan di finanziare l’abbassamento del cuneo fiscale con l’aumento dell’Iva.

Cristina Del Tutto

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La seconda, invece, riguarda il ricalcolo al rialzo delle risorse per i migranti, che fa arrivare il contributo dello Stato per il 2017 a 4,6 miliardi (pari allo 0,27 per cento del Pil). Non è necessaria una laurea in economia per comprendere che il tentativo di abbassare le tasse mediante i proventi derivanti dall’aumento dell’Iva è un ossimoro. L’incremento dell’Iva, infatti, determinerebbe un colpo mortale per i consumi e per l’economia. Allo stesso tempo il Governo aumenta di un miliardo, rispetto alle previsioni che erano già state presentate alla Ue, lo stanziamento per sostenere la macchina dell’accoglienza per i migranti. Qualcuno potrebbe pensare che l’impegno italiano per l’immigrazione verrà comunque sostenuto dall’Europa. Invece no, perché queste cifre sono al netto dei contributi europei. D’altra parte lo scorso autunno è stato il Governo Renzi a portare sul tavolo della UE il documento programmatico di bilancio per il 2017, nel quale si legge testualmente che lo stanziamento sull’immigrazione “Al netto dei contributi Ue è attualmente stimato a 2,6 miliardi di euro per il 2015, previsto a 3,3 miliardi per il 2016 e a 3,8 miliardi per il 2017”. Nel momento in cui il Governo continua a ripeterci che non ci sono le risorse per aumentare le tutele sociali degli italiani, questi cinque miliardi stanziati per gli immigrati assumono una rilevanza maggiore di quella nominale, perché se il benessere di un Paese si misura dalla qualità della vita dei suoi cittadini, allora l’Italia non può permettersi di elargire risorse economiche per accogliere e mantenere a spese della comunità migliaia di migranti. Ma c’è di più, e non sono buone notizie. Proprio ieri l’Istat ha divulgato gli ultimi dati sulla povertà, dai quali risulta chel’11,9% delle famiglie italiane vive in condizioni di “grave deprivazione materiale”. In questo contesto si contano un milione e duecentocinquantamila minori, pari al 12,3% della popolazione con meno di 18 anni, che vivono in condizioni di deprivazione. Un allarme che interessa sempre di più gli anziani la cui condizione continua a peggiorare. Eppure per la maggioranza di centro sinistra che da più di quattro anni è al Governo la lotta serrata alla povertà non è una priorità. Almeno non quella degli italiani. I cittadini possono aspettare, ma gli immigrati devono essere accolti, istruiti, sfamati. E tutto questo accade a pochi mesi dall’aumento coatto di tre punti dell’Iva, che può essere scongiurato solo con 20 miliardi di euro, la cifra necessaria per azzerare le clausole di salvaguardia, che sono il risultato di politiche economiche scellerate. Ricordo ai lettori, infatti, che le clausole di salvaguardia sono un meccanismo automatico per sistemare i conti dello Stato quando i Governi hanno sbagliato a fare i loro calcoli, magari prevedendo coperture finanziarie aleatorie che non hanno coperto le spese sostenute. In questo scenario è lecito chiedersi per quale motivo il Governo dimostri di anteporre alle necessità dei propri cittadini quelle degli immigrati. E la risposta potrebbe essere più subdola di quanto potremmo aspettarci. L’Italia non perirà per le troppe tasse, non per causa di Governi scellerati, e nemmeno per gli immigrati. Morirà per eccesso di “buonismo”. Una malattia potenzialmente letale che si prefigge come unico scopo quello di creare il caos civile in una società europea giunta allo stadio terminale. In questo contesto è considerato populismo di stampo fascista rivendicare che i diritti dei cittadini devono essere anteposti a quelli degli stranieri. E’ becero egoismo chiedere che questa massa di immigrati venga riportata sulle coste africane, invece di restare a bivaccare nelle nostre città a spese degli italiani. Possiamo soccombere a questa nuova visione del mondo, oppure reagire con fermezza. In questo caso, dobbiamo avere l’audacia di interpretare la realtà secondo le nostre sensibilità, anche se l’opinione pubblica prevalente sembra andare nella direzione opposta. L’immigrazione serve ai politicanti per tenere in piedi tutte quelle cooperative che vivono soltanto con l’assistenza a tempo indeterminato ai migranti. Sono questi centri a dare lavoro a migliaia di persone che si sono improvvisate assistenti sociali e formatori per venire incontro all’emergenza immigrazione e che, se questo sistema venisse meno, dovrebbero cercare di entrare nel mercato del lavoro italiano, che è fermo da anni. Ma al momento questo problema non si pone, perché esiste una cabina di regia internazionale che ha trovato nei Governi di sinistra un valido alleato che non ha interesse né a far scemare il fenomeno dell’immigrazione, né a creare le condizioni affinché queste persone si integrino all’interno della comunità che le ospita. L’ondata di ipocrisia generale continua a proporci le immagini dei bambini innocenti che cercano riparo, dei morti sulle spiagge, dei racconti strappalacrime di chi è fuggito dalla guerra. E’ umano provare compassione, ma la ragione dovrebbe suggerirci che siamo di fronte ad una strategia mediatica che cerca di manipolare i nostri pensieri, a far nascere quei sensi di colpa che limitano il nostro bisogno di protestare e rivendicare i nostri diritti. Se cediamo a questo ricatto psicologico abbiamo già perso, abbiamo rinunciato al nostro futuro. Prima di iniziare una crociata per salvare il mondo, il nostro Governo dovrebbe avere il dovere di mettere al sicuro i suoi cittadini. Noi italiani non siamo ospiti, apparteniamo a questo Paese, così come questo Paese ci appartiene, e ciò basta per darci il diritto di alzare la voce per chiedere quanto ci è dovuto. Se l’Occidente perbenista non avesse avuto la convinzione che la democrazia debba essere esportata con la forza, l’attuale disordine nei Paesi medio orientali non esisterebbe e non ci sarebbero migliaia di persone che rischiano la vita al solo scopo di sbarcare sulle coste italiane. Ed è la condotta del Governo italiano a creare forti contrasti con diversi Paesi della Ue e non solo, che giustamente chiedono una linea più dura dell’Italia perché non sono disposti ad accogliere nelle loro comunità migliaia di stranieri. Una responsabilità che ha anche determinato la decisione del popolo britannico di uscire dall’Europa. Ma forse era proprio questo il risultato sperato da alcune potenze europee. E spiace che il Santo Papa, durante la sua omelia di Pasqua, abbia esortato all’accoglienza dei migranti, mancando di dimostrare altrettanta sensibilità per i nuovi poveri, per quei cittadini che vengono allontanati dalla società che li ha cresciuti divenendo dei reietti, delle persone invisibili al mondo. La politica italiana ha dei doveri nei confronti di queste persone, perché sono cittadini come noi, gettati in una spirale di disperazione dalla società moderna, giacché per essa esistiamo solo nella misura in cui possiamo comprare beni di consumo o pagare le tasse. Noi tutti abbiamo dei doveri e delle responsabilità nei confronti di questi cittadini più sfortunati, e per coloro che si trovano su quella linea di confine oltre la quale si diventa invisibili al mondo. Eppure i media raccontano queste storie con distrazione, mentre la scena è lasciata ai racconti degli sbarchi e alle storie degli immigrati, poiché soltanto in questo modo il Governo può giustificare i quasi cinque miliardi stanziati per la falsa accoglienza, mentre per gli italiani onesti che con fatica cercano di onorare i loro impegni con le tasse e vivere in maniera dignitosa, viene sventolato lo spauracchio dell’aumento dell’Iva. I veri poveri, per quanto vogliano farci credere, sono quelli creati dalla società consumista, condannati a vivere nel girone infernale dei senza nome, mentre intorno il mondo avanza in fretta lasciando sempre più persone indietro. Abbiamo creato un mostro che invece di farci stare bene risucchia le nostre energie vitali e poi ci butta via. Adesso dobbiamo scegliere se credere ad una politica formata da individui tanto stolti da non rendersi conto di quello che fanno, oppure una politica che fa parte del sistema sopra descritto e decide di buttare nel secchio dell’immondizia tutti quelli che sono rimasti indietro. Del resto non sono i loro quartieri a ospitare centinaia di stranieri che vanno in giro come zombi nelle nostre strade, facendo scendere i prezzi delle case, lasciando donne e anziani a vivere nella paura. Se il Governo ci rema contro, ognuno di noi nelle sue possibilità cerchi di andare incontro a quegli italiani che la società ha emarginato, con gesti di solidarietà che possono dare speranza. Se cediamo alla rabbia facciamo un favore a chi aspetta l’occasione per additarci come razzisti, ma qualcosa contro corrente possiamo farlo. Invece di fare l’elemosina a quei migranti che bivaccano tutto il giorno davanti ai supermercati e ai negozi di alimentari, sempre attaccati al telefonino che lo Stato con le tasse che noi paghiamo ha loro fornito come parte dell’integrazione nel nostro Paese, rivolgetevi a qualche associazione che si occupa degli italiani emarginati, soprattutto coloro che vivono in baracche nelle periferie delle nostre città, ai quali spesso manca anche il cibo quotidiano. Il rifiuto dell’ideologia del buonismo imperante ci impone di essere coraggiosi, quindi di rivendicare le nostre idee e la nostra visione della vita anche quando la società ci addita come reazionari, razzisti e con qualsiasi altro epiteto che serve a scoraggiare ogni nostro tentativo di pensare autonomamente con la nostra testa.

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